Unione Nazionale
Pro Loco Italia |
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Alberobello e dintorni |
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Consorzio Trulli Grotte Mare |
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Itinerari naturalistici:
Coreggia, Cont.da Barsento, Bosco selva |
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È una piccola frazione di Alberobello, dista a 100 mt della città di Alberobello.
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Si estende a metà strada tra noci putignano e alberobello e una recente normativa ha definito il luogo una riserva naturalistica dove nascerà un parco protetto.
Il nome è di derivazione messapica (lett: che è alto) e fa riferimento alla posizione di controllo che assumeva la zona in epoca preromana che univa bari mottola e taranto
Costruita probabilmente tra i secoli tra il VI sec. e il IX sec. Contiene un’iscrizione che risalirebbe secondo i più autorevoli studiosi al 1100. Nella chiesa si ravvisano gli elementi costitutivi del trullo, con enorme anticipo rispetto alla datazione dei normali trulli. In origine la chiesa aveva un’unica navata poi fu ampliata con due navate laterali. Annessa alla chiesa c’è una masseria che anticamente era un convento.
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Situato a circa 800 mt dal centro della città. L'Oasi consiste in un querceto misto di fragno (Quercus trojana) di Roverella (Quercus pubescens), che ammanta un'area collinare ondulata, degradante attraverso una profonda lama verso la campagna circostante. L'interesse naturalistico del biotopo si deve alla presenza del fragno, specie quercina, esclusiva del territorio della Murgia del Sud-Est, nel cuore della quale si trova il sito. I comodi sentieri che percorrono il Bosco Selva consentono una visita interessante per l'osservazione di numerose specie botaniche tipiche dell'area mediterranea, tra cui la Peonia (Peonia mascula) e le orchidee selvatiche del genere Ophis e Orchis. L'Oasi naturalistica ospita, tra i mammiferi, la Volpe (Vulpes vulpes);tra i rettili il Cervone (Elaphe quartorlineata) e il Colubro leopardino (Elaphe situla); in due stagni è possibile osservare tra gli anfibi il Rospo comune (Bufo bufo) e il Tritone (Triturus italicus). L'avifauna è rappresentata da numerose specie, tra cui l'Upupa (Upupa epops) e la Ghiandaia ( Garrulus glandarius). Dopo una visita al centro storico dei trulli, è facilmente raggiungere il parco per effettuare piacevoli escursioni libere o guidate, a contatto con un'area naturale di incomparabile bellezza. |
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Itinerari culturali: musei storici, luoghi di culto
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Il museo del territorio (Casa Pezzolla) è un amplissimo gruppo di trulli tra loro comunicanti (i più antichi risalgono al XVIII secolo). Sorge in una zona centrale dell’abitato che fa da cerniera tra il centro storico abitato di Aia Piccola e il centro storico di P.zza del Popolo.
Comprende 9 sale espositive
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Nella sala 1 è narrata l’origine dei trulli e la nascita del comune di Alberobello
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Nella sala 2 sono esposti oggetti che rimandano al lavoro nei campi e allo sviluppo edilizio della città.
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Nella sala 3 dedicata all’architettura in pietra a secco. Sono raccolti oggetti in pietra che testimoniano il variegato utilizzo della pietra nella società. Sono esposti gli attrezzi usati dal trullaro per la lavorazione della pietra
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Nella sala 4 sono esposti tipi di Pinnacoli
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Le sale 5-9 contengono una mostra sul restauro dei trulli, attraverso tavole e fotografie. Nelle sale 7-9 in corrispondenza dei focarili sono presenti due plastici che rappresentano il complesso dei trulli restaurati e portati all’origine.
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Il Trullo Sovrano si trova in piazza Sacramento ed è l’unico trullo che ha un piano sopraelevato al quale si accede con una scala interna in muratura. E’ stato costruito nella seconda metà del 1700 grazie ad un facoltoso sacerdote per ospitare la confraternita dei SS. Medici Cosma e Damiano.
Oggi è un museo privato dichiarato patrimonio mondiale dell’Unesco sin dal 1923.
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Museo del Vino "G. De Santis" |
Il museo del vino di Alberobello è situato all’interno della cantina Albea, la storica dimora è stata costruita nei primi anni del 900 grazie a Luigi Lippolis; tutta la struttura è in pietra ed è caratterizzata da volte a stella. Oggi, grazie al cavalier Renzini, la cantina, adeguatamente restaurata, ospita, nel piano superiore della struttura, il museo del vino che raccoglie sia antichi strumenti agricoli, sia una ricca documentazione fotografica che porta il visitatore a rivivere il momento della vinificazione dal passato fino ai giorni nostri.
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Il museo dell’artigianato, situato nella zona Aia Piccola è diviso in sezioni dedicate alle attività tipiche degli alberobellesi: lavorazione del legno, del ferro, della terracotta, del cuoio, della pietra, del tessuto e della pasta.
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La casa rosa nasce inizialmente come abitazione, il sacerdote Francesco Gigante,aveva acquistato per 7.000 ducati la masseria “Albero della Croce” dove è ubicata la casa rossa, in base ad un esproprio in danno di donna Teresa Spinelli, contessa di Conversano.
L’imponente edificio è una grande costruzione a due piani, con 48 vani di diversa ampiezza, 3 corridoi, 10 accessori, ampi scantinati. La sua edificazione, terminata il 1887, tutta in pietra locale, fu decisa ed attuata dal sacerdote che già pensava, di fondare un istituto agrario. Dopo una serie di rivendicazioni giudiziarie la casa rossa venne destinata a sede della scuola e del convitto, redatto dall’Ing.Michele Sgobba.
L’impianto idrico consisteva di due ampie cisterne, annesse all’edificio, contenenti acqua piovana raccolta sul tetto. Da queste cisterne l’acqua veniva immessa giornalmente, con pompe a mano, in un capace serbatoio posto sull’edificio del quale, per caduta si alimentavano i rubinetti dei servizi interni (cucina, bagni, ecc.).
Dal 1940 al 1943 fu adibito a campo di concentramento per internati o confinati.
Nel 1944 divenne colonia di confine politico vi vengono alloggiati alcuni gerarchi fascisti, internati in regime di confino libero.
Dal 1949 al 1954 la casa rossa rimane disabitata.
Da questa data viene ceduta in fitto per 15 anni alle A.C.L.I provinciali di Bari ed è adibito a Scuola permanente di studi sociali, ma nel 1977 viene adibita a casa di rieducazione per minorenni.
Nel 1990 viene effettuata l’asta giudiziaria per la vendita dei quattro lotti sul totaledi cinque, in cui era stato diviso il patrimonio della Fondazione Gigante.
Attualmente l’edificio trovasi in stato di completo abbandono alla mercè dei vandali che hanno già asportato e trafugato le basole in pietra calacarea da locali. A causa delle infiltrazioni di acqua piovana gli affreschi e il bellissimo falso mosaico sovrastante l’altare della cappella, realizzati durante il suo internamento dall’ebreo Cernon, sono in disfacimento.
Oggi il parroco Don Fabio Pallotta e con il patrocinio dell’aministrazione comunale, è stato costituito un comitatao denominato salviamo la casa rossa per tentare di sottrarre l’edificio al completo disfacimento.
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Itinerari Monumentali e Archiettonici |
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Il Rione Monti è la zona più antica del paese ed è una collina a sud del paese dove le costruzioni tipiche alberobellesi sono allineate le une con le altre lungo sette vie che giungono alla chiesa di sant’Antonio. Questa è la zona commerciale dove è possibile acquistare prodotti tipici della gastronomia e dell’artigianato locale.
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E’ senza ombra di dubbio la zona più suggestiva di Alberobello che con i suoi 400 trulli riesce davvero ad incantare il turista con i suoi numerosi vicoletti. |
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Costruito nella seconda del '700 ed ubicato alle spalle del Santuario, è un trullo a due piani ove non si contano i vani. In esso il sacerdote facoltoso, Cataldo Perta, proprietario dello stesso manufatto, ospita per alcuni anni la Confraternita e le reliquie dei SS. Medici |
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E' composto di due coni che si amplettano. Ecco la sua storia: ereditato dal padre, due fratelli l'abitano finchè giungono ad odiarsi per una fanciulla, che aveva promesso il suo amore al maggiore ed era innamorata del minore. Appena l'intrigo amoroso si scopre, tra i due fratelli la convivenza diventa litigiosa. Per volontà di entrmbi l'edificio viene diviso da una parete e ciascuno ne ha la metà. |
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Eretta immediatamente dopo l'emissione del Decreto della liberazione nel 1797, la Casa D'amore è il segno della vittoria degli alberobellesi sul divieto imposto dai Conti di Conversano di non usare la malta nè di apportare modifiche ai trulli. Durante la sua erezione si fa uso, per la prima volta, di materiali: la calce ed il bolo. A memoria, sulla facciata, una piccola epigrafe, ancora oggi ne ricorda l'avvenimento. |
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Basilica Santuario dei SS. Medici Cosma e Damiano |
Sorto nel 1885 su quella che fu l'originaria chiesetta, è in stile neoclassico. La facciata è stata completata nel rispetto del progetto dell'arch. Antonio Curri, alberobellese. All'interno si possono ammirare splendidi affreschi, coro, organo; per il colonnato e gli altari è stato utilizzato l'alabastro, un tipo di marmo locale, dai toni fulvi. Nel 1938 è stata elevato a Santuario. Nel 2000 è stato elevato a Basilica Minore. La chiesa è da sempre meta di migliaia di devoti che specialmente nei giorni tra il 25 e il 28 settembre, si recano ad Alberobello per implorare grazia ai SS. Medici Cosma e Damiano. I Santi Medici Cosma e Damiano, sono nati in Arabia nel III secolo d.c.. Essi erano devoti cristiani anàrgiri, "senza soldi", perchè rifiutavano il denaro nel guarire la gente bisognosa. I santuari in loro onore sono tanti in tutta Europa e in Asia. Ad Alberobello sono apparsi, per la prima volta, in un quadro con la Madonna di Loreto. Tale immagine era custodita e venerata dal Conte Gian Girolamo Acquaviva, feudatario di Alberobello. Nel 1665 la chiesetta esistente nel villaggio fu innalzata a parrocchia. I selvesi cominciarono a venerare i SS. Medici e, come il loro feudatario, nel giorno 27 settembre di ogni anno li festeggiavano portando il quadro in processione. Solo nel 1782 fu costruita la statua di S. Cosma, che all'entrata in paese fece il primo miracolo: una fitta pioggia dopo un lungo periodo di siccità. Due anni dopo fu costruita quella di S. Damiano ed entrambe sostituirono nelle processioni il quadro del conte Gian Girolamo. Da quell'anno, da quella data, la cerimonia religiosa si è sempre ripetuta fino a noi. La festa man mano, si arricchì con la Fiera del Bestiame ed un ricco mercato. Oggi, dopo oltre due secoli, la festa patronale permane nell'animo degli Alberobellesi, e delle popolazioni vicine, come momento vivo e palpitante di fede che si esprime con numerosi momenti religiosi: S. Messe, la S. Processione del 27 mattina, la S. Processione di gala con i ceri del 28 a sera con la partecipazione delle autorità e dei gonfaloni delle città limitrofe, gli incontri con i devoti provenienti dall'estero. |
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La Chiesa di Sant’Antonio sita sulla sommità di Alberobello e a coronamento della Zona monumentale Trulli, fu voluta e realizzata per l’impegno del benemerito sacerdote alberobellese don Antonio Lippolis (1886-1972); l’idea era quella di porre la Casa di Dio fra le case degli uomini e perciò tra case a trullo una chiesa a trullo; una ragione storica più profonda è legata alla diffusione che il protestantesimo stava realizzando in quella zona del paese: si pensò di dare un piccolo centro di culto a quella Zona Monti allora poverissima e socialmente disagiata oltre che a tutta la campagna retrostante allora popolatissima. La Chiesa fu consacrata il 13 Maggio del 1927. Progetto, esecuzione e rifiniture furono tutte ad opera di maestranze locali. Fu consacrata a Cristo Re dell’Universo e dedicata al Santo di Padova per via del suo impegno apostolico contro gli eretici Solo qualche anno più tardi, il 1 Gennaio del 1945 essa fu eretta in Parrocchia dal Vescovo di Conversano; la città di Alberobello fu divisa in due sezioni e alla nuova Parrocchia si attribuirono le zone di campagna che confinavano con Mottola, Martina, Noci, Locorotondo, la Zona monumentale detta Monti e la zona monumentale detta Aia Piccola. Nel Novembre 1952, avviandosi il fondatore verso la vecchiaia credette opportuno affidare la sua creatura e i terreni circostanti ai padri Guanelliani (già presenti a Bari, a Fasano e a Ceglie Messapica); essi avrebbero curato la Chiesa e fondato opere di assistenza e di educazione per il paese. La Chiesa si fregia delle opere di Adolfo Rollo, pregiato artista pugliese; particolare importanza hanno il Crocifisso che campeggia sull’altare e il dipinto murale retrostante dell’Albero della vita; come pure le formelle artistiche sulla vita di Sant’Antonio e il bassorilievo del Beato Luigi Guanella. Nel corso dell’anno 2004 l’edificio ha subito sostanziali opere di ristrutturazione che hanno restituito al monumento l’originaria bellezza. Attualmente la Chiesa è mèta di numerosissimi visitatori ed è tempio scelto da molti per la celebrazione delle nozze. Ogni anno il 13 Giugno si festeggia con solennità Sant’Antonio con un’apposita Tredicina che culmina il giorno della Festa. |
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Chiesa di San Vito - Coreggia |
Dal 23 dicembre 1980 la chiesa parrocchiale di Coreggia ha un nuovo volto e nuove dimensioni. La volle il can. don Antonio Lippolis, in Coreggia fin dal 1923 come predicatore e insegnante elementare, d'intesa con l'allora vescovo di Conversano mons. Domenico Lancellotti, quando per le esigenze dei fedeli riconobbe insufficiente il vecchio oratorio della Madonna del Rosario. In verità, pensò dapprima di ampliare la chiesetta esistente, ma varie e notevoli difficoltà lo convinsero a cercare più a nord un terreno dove costruire una chiesa molto grande, anche in previsione dello sviluppo della zona: che poi, di fatto si è verificato. Per 1.900 lire in due riprese (1930-31) acquistò 10,44 are della signora Grassi Grazia fu Giovanni, maritata Miccolis. Il terreno offriva spazio per la chiesa e per un ampio piazzale antistatnte, in modo da evitare ogni ostacolo al decoroso svolgimento del culto. Il 7 giugno 1931 fu posta la prima pietra dal vicario capitolare can. Gaetano Lippolis. I lavori si protrassero per oltre otto anni. Generosi finanziatori furono i fratelli Domenico, Rufino e Giovanni Grassi ed altri "buoni villici", come ricorda la lapide murata nella chiesa. Il 23 dicembre 1939 il vescovo mons. Gregorio Falconiere benediceva la nuova chiesa, dedicata a Cristo Re e intitolata a San Vito Martire. Costruita in pietra locale, lavorata a regola d'arte da maestranze del luogo, fu progettata con possibilità di facile ampliamento. L'edificio si rese subito utile alla missione della parrocchia: la parte centrale fu riservata alla chiesa, le due laterali ad accogliere le scuole elementari. Il 5 maggio 1945 la chiesa di S. Vito fu eretta canonicamente a parrocchia; dal 9 luglio 1950 è affidata al parroco attuale. Col passare del tempo ebbe sistemazione adeguata la "zona sacra" antistante, ma la parte destinata al culto richiedeva ancora maggiore accoglienza e decoro. Come don Antonio aveva suggerito, e d'intesa con la Commissione diocesana di Arte Sacra, l'ampliamento è stato ottenuto sfondando gli archi laterali. Nel corso dei lavori sono venute alla luce le belle pietre lavorate che sarebbe stato un vero peccato coprire nuovamente d'intonaco. Ora la chiesa parla da sè. Il 23 dicembre 1980 il vescovo mons. Antonio D'Erchia la benediceva e la riapriva al culto. |
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Alberobello patrimonio
mondiale dell'UNESCO |
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