Le foto della processione dei SS. Medici sono a cura dei Fratelli Annese. Le foto della processione di sant'Antonio sono a cura di Foto Giannini

Culti e feste patronali

I Santi patroni di Alberobello, Cosma e Damiano, si dice praticassero con risultati sorprendenti operazioni chirurgiche molto ardite in Cilicia, un distretto sulla costa sudorientale dell’attuale Turchia. Avendo convertito molte persone al cristianesimo, provocarono l’ira di Diocleziano, al tempo governatore di quel distretto, che ordinò la loro decapitazione.
Nell’Italia meridionale il loro culto fu introdotto dai monaci brasiliani, provenienti dai Balcani che, nell’VIII sec., edificarono molti templi in loro onore. Ad Alberobello, la devozione per i SS. Medici risale al XVII sec. ai tempi d’Isabella Filomarino, moglie di Giangirolamo Acquaviva d’Aragona, conte di Conversano. Per grazia ricevuta, infatti, la nobildonna fece edificare una cappella in onore dei due taumaturghi. Il 27 settembre del 1636, il Conte organizzò nella Silva di Alberobello una prima processione cui facevano ala gli armigeri con delle torce e i pochi abitanti del posto, invitando, inoltre, nobildonne e gentiluomini del feudo. Il culto fu gestito dalla famiglia aristocratica fino al 1665, anno in cui il Conte morì. Da allora gli abitanti fecero propria la devozione, portando in processione un loro quadro, custodito nella chiesetta rurale tra i trulli e i campi coltivati. Nel 1781 l’evento religioso fu turbato da una scorreria in paese del brigante di Castellana Scannacornacchia.  Si temette, quindi, per la tela recata in processione. L’anno successivo, infatti, la chiesa la sostituì con la statua di San Cosma che, due anni dopo, andò insieme a quella di San Damiano. Il tutto fu possibile grazie alla generosità di un contadino, Giuseppe Domenico Rinaldi che aveva ordinato a F. P. Antolini di Andria i due simulacri. Lo scultore consegnò soltanto la prima. Essendo deceduto Antolini, l'altra fu realizzata da un certo Luca da Rutigliano. Così come allora, ogni anno Alberobello il 26, 27e 28 settembre si veste a festa per onorare i suoi Santi, suscitando l’ammirazione di turisti increduli e la partecipazione attiva dei fedeli che, da sempre, si riversano nelle strade e nelle piazze del centro abitato. Le processioni delle due statue settecentesche rendono ancora visibile l’autenticità di sentimenti che induce alcuni pellegrini a prendervi parte. L’adesione di persone scalze, perlopiù anziane, o di genitori che conducono figli diversamente abili, consente di capire che la festività, per alcuni, non è fatta di folclore, ma d’autentica fede. Inoltre, il 28 settembre è prevista una particolare celebrazione per i concittadini residenti in Italia e all’Estero. Il culto è, infatti, ancora molto vivo negli emigranti e addirittura nei loro figli. La festa patronale, nella sua veste serale, è fatta soprattutto di riti comuni, d’odori, di luminosità, di prodotti gastronomici da sgranocchiare e di sapori che rimandano a ricordi familiari, ad interminabili pranzi che vedevano radunati amici ormai distanti, zii d’America o cugini d’oltralpe. Ogni anno si riconfermano i fuochi d’artificio, le luminarie, le bande in concerto, la fiera del bestiame, i pellegrini che in piena notte giungono a piedi dai paesi vicini, la magia della prima messa alle ore 4.00 con l’accensione dell’illuminazione.
Diversa, ma non meno caratteristica, la più recente festa di Sant'Antonio da Padova che ha luogo il 13 giugno.
Il gruppo statuario rappresentante il beato "al naturale, raffigurato insieme con un povero vecchio al quale porge del pane" fu esposto alla Mostra Campionaria di Milano nel 1925 e il sacerdote Antonio Lippolis la comprò, l'anno dopo, dall'artigiano leccese Pasquale Errico.
Al suono di un'allegra banda musicale, l'immagine sacra viene spostata dall'altare lapideo interno, opera di Adolfo Rollo (1898-1985) - che presenta una serie di bassorilievi sulla vita del Santo - e portata in processione lungo le caratteristiche vie del Rione Monti.

Testo a cura di Tommaso A. Galiani