CENNI STORICI

La scoperta di reperti archeologici testimonia come il territorio di Alberobello sia stato abitato sin dal periodo neolitico. Le varie testimonianze sono state rintracciate casualmente, durante lo scorso secolo, a seguito delle trasformazioni cui furono sottoposti i terreni.

In realtà, non è mai stata effettuata una campagna di scavi che, forse, avrebbe potuto fornire informazioni utili circa l’origine del sito abitativo. A tale quesito hanno cercato di dare risposta studi specialistici di geografi, architetti e letterati, scritti a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento.
Non si è pervenuti, però, ad un’univoca risoluzione.
La voce trullus, assente nei dizionari di greco antico e di latino, fino al IX secolo designava genericamente un ciborio, una cappella o una chiesa, sovrastate da una cupola. Alcuni storici non escludono che possano essere stati i Padri Basiliani ad aver assegnato il nome a tali abitazioni, associandole ad antiche costruzioni strutturalmente simili che, ancora oggi, è possibile ammirare in altre zone del Mediterraneo. Questo ha indotto un gruppo di ricercatori ad affermare che il sistema costruttivo in questione sia stato introdotto da popolazioni provenienti da altre aree geografiche.

Altra ipotesi è quella di un’origine autoctona. La costruzione a tholos, parola greca che designa la cupola in aggetto, sarebbe una diretta derivazione in muratura della primitiva capanna. Storici locali, al contrario, affermano che questa particolare tipologia edilizia ha avuto origine solo a partire dal sedicesimo secolo per imposizione della famiglia Acquaviva d’Aragona. Se volessimo ammettere che un così particolare sistema costruttivo sia sorto dal nulla, solo per tale circostanza, questo non spiegherebbe l’enorme diffusione e i differenti tipi di costruzioni “a trullo” presenti nell’intera regione, dalla Daunia al Salento. Esteriormente dissimili, tali edifici restano strutturalmente analoghi, uniformandosi alla medesima tradizione.
Nell’area murgiana, dal trullo-ricovero, nel sedici-diciassettesimo secolo, si passò alle isolate caselle, con una cupola, dotate di camino e orto contiguo. Tra la seconda metà del diciassettesimo e la prima del diciottesimo secolo ebbe origine l’aggregato alberobellese. Perché si possa pervenire ad ambienti abitabili e confortevoli occorrerà giungere alla fine del diciottesimo secolo.
Nel corso dell’Ottocento, i frazionamenti terrieri sono stati la causa principale della diffusione di tale modello edilizio nelle campagne dei centri limitrofi.

ALBEROBELLO DALL’OTTOCENTO ALL’UNESCO

Sin dalla metà dell’Ottocento la particolarità dei trulli di Alberobello, ha attirato l’attenzione della cultura europea. Il primo a perlustrare e a descrivere le specchie e i truddhi fu il salentino Luigi Giuseppe De Simone; le prime “conclusioni” furono, invece, quelle dell’archeologo francese François Lenormant che, nel 1881, definì i trulli come “costruzioni senza tempo”. Grazie a questo importante dibattito culturale sulle costruzioni in pietra, lo Stato Italiano, su indicazione dell’Ispettore della Soprintendenza di Bari Angelo Pantaleo, comprese l’urgenza di tutelare i trulli di Alberobello. Il 23 settembre 1910, quindi, fu notificato al sindaco che l’intero insediamento a trulli, comunemente denominato “Rione Monti”, veniva considerato dallo Stato Italiano un Monumento Nazionale e, giacché tale, andava conservato e tutelato in ogni sua parte.
Nel 1911 si celebrarono i cinquant’anni dell’unità d’Italia e - non a caso - per l’occasione Roma accolse una grandiosa Esposizione Internazionale, illustrante anche le diverse regioni. La realizzazione della sezione etnografica pugliese, concepita dal suddetto Angelo Pantaleo, rappresentava un intero gruppo di trulli alberobellesi.
Negli anni a seguire, visiteranno Alberobello – tra gli altri - Gabriele D’Annunzio, Umberto di Savoia, Enrico Corradini.
Tra gli anni Venti e Trenta, il Comune, la Soprintendenza e gli ispettori cercarono di conciliare con difficoltà i bisogni degli abitanti con le logiche della salvaguardia. Grazie alla certificata vigilanza delle autorità locali e della già attiva Pro Loco, oltre a Rione Monti risultarono vincolati anche il Rione Aia Piccola, il Trullo Sovrano e Casa D’Amore. Lo stesso anno il prestigioso “The National Geographic Magazine” pubblicò un lungo articolo sul caratteristico centro. Nel medesimo periodo, un agente di turismo che operava a Napoli, la “Browne's International Tourist Office”, lanciò il tour verso “The Trully Country”.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, Alberobello fu visitata dagli americani. Solo dagli anni Settanta cominciò ad arrivare un turismo nuovo dalle regioni dell’Italia e dall’Europa settentrionale. Nel decennio successivo Alberobello è stata sempre più apprezzata anche da nuovi flussi provenienti in particolare dal Giappone e dagli USA.
Il 7 dicembre del 1996 i trulli del Rione Monti e del Rione Aia piccola, assieme a Casa Pezzolla, Casa d’Amore e al Trullo sovrano sono stati riconosciuti di valore universale dall’UNESCO. Ciò ha caratterizzato una nuova stagione turistica con visitatori provenienti da ogni parte del mondo.

Testo a cura di Tommaso A. Galiani